Biologia del survival e delle tecniche di sopravvivenza

Da diversi anni, anche grazie a fortunate serie TV (The Walking Dead, tra le tante), il concetto di survival inizia a farsi strada in molte persone che, al momento, con il “survivalismo” non hanno nulla a che fare; probabilmente, il fenomeno si mantiene vivo e attivo non solo per effetto delle serie TV e dei programmi di intrattenimento dedicati, ma anche grazie ad una atavica attrazione nei confronti della vita “primitiva”.

In realtà, senza riferimenti diretti agli zombie, molti appassionati sportivi sanno già che, in determinate condizioni, è necessario avere delle conoscenze più o meno specifiche per  affrontare problemi quando la tecnologia e, in genere, la medicina non sono immediatamente disponibili. Un escursionista può, all’improvviso, trovarsi una una situazione non preventivata, magari perché si è perso e deve mettere in atto molte tecniche di sopravvivenza. In questi casi, la vita del soggetto può essere a rischio.

Dunque, cosa fare se dovesse succedere una cosa simile? Non è semplice fornire un quadro completo che riguarda le migliori tecniche e strategie necessarie per sopravvivere a uno di questi venti, ma è possibile illustrare cosa serve per mantenere un sufficiente grado di salute attraverso il mantenimento dei cosiddetti “parametri vitali”.

Acqua

Il primo parametro vitale da preservare è l’idratazione. Il corpo umano è, mediamente, formato dal 50% di liquidi e necessita di circa 2 litri di acqua al giorno. L’acqua è presente nelle cellule, nei liquidi interstiziali ed ha un ruolo diretto in molti processi cellulari. Ad esempio, serve per bilanciare il calore corporeo attraverso la circolazione sanguigna e, nello specifico, questo avviene grazie al plasma, una frazione del sangue che è in larga parte formato da acqua. L’approvvigionamento di acqua è una necessità primaria.

Sebbene l’acqua sia relativamente abbondante, con l’evidente eccezione dei biomi desertici, è sempre buona norma assicurarsi che essa sia potabile. Il miglior modo per rendere sicura l’acqua dolce è portarla per qualche minuto a temperatura di ebollizione per consumarla immediatamente dopo il suo raffreddamento.

Quando ciò non è possibile, è necessario consumare acqua potenzialmente sicura, evitando di bere direttamente da fiumi e da ruscelli, poiché a monte potrebbero essere presenti dei contaminanti quali carcasse animali oppure materiale fecale immesso nel torrente. In ambedue i casi, si rischiano severe intossicazioni, che trovano terreno fertile nell’intestino umano.

L’acqua che filtra da substrati rocciosi è considerata relativamente sicura poiché ha subito dei naturali processi di “cattura” dei patogeni. Durante il passaggio tra ciottoli e ghiaia, infatti, le particelle patogene sono intrappolate e neutralizzate in modo naturale.

Un discorso a parte va fatto per il consumo di acqua di mare che non deve mai essere messo in pratica, neppure in moderate quantità, a causa dell’elevato contenuto salino. Il rene, infatti, filtra il sodio presente nel plasma e, se la concentrazione del minerale è elevata a causa di assunzione di acqua troppo ricca in cloruro di sodio, richiama ancora più acqua per allontanare l’eccesso di sodio. In altre parole, l’assunzione di acqua marina porta alla rapida disidratazione del soggetto che si manifesta in dolorosi crampi e stati di percezione alterata.

Contenimento del calore

La temperatura esterna ottimale per la sopravvivenza è di circa 20°C, il nostro organismo regola automaticamente la temperatura attraverso la modulazione del metabolismo, infatti la temperatura interna è quasi sempre stabile tra i 36 e i 37°C. Tuttavia, quando la temperatura esterna diminuisce, o aumenta, per un tempo prolungato è necessario preservare l’omeostasi termica sottraendosi a questa variazione.

In caso di temperatura elevata, è necessario idratarsi in continuazione per bilanciare la traspirazione e la perdita di fluido attraverso il sudore. Inoltre, ove possibile, è di fondamentale importanza evitare l’esposizione prolungata della pelle alla luce, per prevenire scottature e insolazioni, sia costruendo appositi ripari sia coprendo il corpo.

Un discorso a parte, invece, va condotto qualora si volesse affrontare un clima più rigido, ad esempio quando l’escursione termica fa diminuire drasticamente le temperature durante la notte. In questo caso esistono alcune tecniche, di facile realizzazione, utili per bloccare la perdita di calore corporea. In particolare, non è quasi mai consigliabile adagiarsi direttamente sulla terra (dove la maggior parte di calore è disperso), ma creare uno strato isolante fatto da materiali di recupero, ad esempio fogliame o erba secca. Inoltre, la costruzione di un riparo di poco volume, e isolato dall’esterno, aiuta nel mantenimento della temperatura corporea.

La resina è un ottimo combustibile e la sua estrazione è molto semplice, poiché basta incidere la parte più esterna della corteccia.

Alimentazione

Durante l’evoluzione umana, l’organismo ha intrapreso una strategia per quanto riguarda la conservazione dell’energia. Il cibo introdotto in eccesso non è “sprecato” ma è convertito in riserve energetiche, specialmente di natura grassa, pronte per essere utilizzate in caso di bisogno. Durante il digiuno prolungato, i grassi e le proteine sono progressivamente degradati per la biosintesi di energia.

Amanita muscaria, un fungo letale.

In assenza di cibo, la sopravvivenza dell’uomo o della donna è possibile anche per diverse settimane. Tuttavia, in casi di emergenza è plausibile la ricerca di cibo che può venire da due fonti: animali e vegetali.

In realtà, l’alimentazione di sopravvivenza, e anche la scelta del cibo, non è semplice come possa – ad una prima analisi – sembrare. In natura, la maggior parte delle risorse vegetali non è direttamente edibile poiché l’apporto nutrizionale è molto scarso o nullo. L’uomo, infatti, a differenza di altri animali non è in grado di digerire la cellulosa. Alcune specie vegetali, inoltre, possono essere tossiche oppure letali.

Per questo motivo, la raccolta di erbe, fusti o frutti deve essere fatta soltanto se si ha la certezza che gli stessi vegetali non siano tossici.

Lo stesso discorso può essere applicato per quanto riguarda il procacciamento di cibo animale. Le difficoltà di cattura di un animale, allo stato selvaggio, passano in secondo piano se si pensa che la stessa carne deve essere accuratamente cotta per evitare il passaggio di potenziali patogeni che possono compromettere la salute dell’uomo. Il consumo di carne cruda può portare a complicazioni intestinali severe, con potenziale disidratazione a causa della diarrea.

Igiene personale

Oltre ad avere un importante aspetto psicologico, l’igiene personale – anche nei contesti di sopravvivenza extraurbana – dovrebbe essere sempre curata. Un corpo pulito, oltre ad avere una profonda valenza personale, può essere di grande aiuto per prevenire infezioni e generici problemi alla cute.

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