Analfabetismo funzionale

L'analfabetismo funzionale è una condizione individuale nella quale un soggetto, pur istruito, non è pienamente capace di comprendere un testo o, in generale, un documento traendo da esso spunti logici e utili per l'inserimento in una discussione tra più persone.

Per questa ragione, l'analfabeta funzionale rappresenta un soggetto che non è capace di orientare una propria opinione utilizzando le informazioni recepite dai testi proposti e, spesso, dimostrandosi non a suo agio perfino nelle operazioni di ricerca degli stessi testi, mancando dunque di capacità di analisi e collezione delle fonti più appropriate per partecipare attivamente ad una discussione tematica.

Negli ultimi decenni, grazie al progressivo aumento alle informazioni fruibili, l'analfabetismo funzionale, paradossalmente, ha aumentato la propria incidenza, da intendersi come il rapporto tra persone istruite (non analfabete) e la manifesta incapacità di assemblare informazioni logiche e produrre, con dette informazioni, una opinione articolata.

Il "pattern comportamentale" dell'analfabeta funzionale

Non esiste una definizione certa e precisa dell'analfabeta funzionale, poiché le dinamiche nelle quali esso si trova coinvolto sono molto eterogenee tra loro. Tuttavia è abbastanza agevole notare dei veri e propri pattern comportamentali adottati dall'analfabeta funzionale, durante il dialogo tra più parti.

  • L'attacco. Il soggetto attacca, in modo diretto o indiretto, gli altri soggetti, talvolta utilizzando modi diffamatori. In questo modo è probabile che possa riequilibrare un senso di frustazione (latente o manifesto) riguardante la presa di coscienza dell'incapacità di intavolare un discorso logico, educato e lineare. Fisiologicamente, potrebbe essere interpretato come la "reazione di attacco preventiva per operare una difesa".
  • Lo scherno. Il soggetto, pur all'interno di discussioni serie e complesse, "irride" i partecipanti. In questo modo, al pari del soggetto attaccante tenta di screditare i "competitors" o, in altri casi, evade dalle domande o dalle conclusioni tentando di spostare l'argomentazione su un piano virtualmente non collegabile con la discussione stessa. Non sono rari i casi nei quali il soggetto tende a storpiare i nomi, o creare rime, retrocedendo - sebbene virtualmete - ad una passiva fase infantile. 
  • La pletora argomentativa. Il soggetto, in questo caso, attinge in maniera quasi ossessiva da un pool di argomentazioni che non riesce comunque a sviluppare ex post. Ad esempio, durante un dibattito utilizza dei motti stereotipati anche più volte nella stessa discussione. Probabilmente, questo comportamento avviene poiché le argomentazioni stereotipate generano un senso di fiducia nell'analfabeta funzionale. Non di rado, infatti, questi slogan sono accuratamente proposti da personaggi di rilievo o, comunque, che godono di grande visibilità; l'utilizzo, in questi casi, possiede una finalità emulativa di rassicurazione.
  • L'evasione. Il soggetto non riesce a rimanere nei confini dell'argomento e mette in gioco altri argomenti, poco o per niente correlati. Il risultato immediato è quello di generare confusione, sia interna (tra i soggetti partecipanti alla discussione) sia esterna (ad esempio tra i lettori di una discussione che avviene su internet).
  • Cecità nei confronti dei dati. Questo aspetto è, senza dubbio, il più interessante tra tutti poiché pone una, altrettanto interessante, discrimante tra gli analfabeti funzionali: la buona fede. Di fronte a un elaborato, l'analfabeta funzionale è incapace di valutare globalmente l'opera riassumendo solo i tratti che possono avvalorare la sua tesi, pur consapevole che la stessa opera può essere controanalizzata dai soggetti di parte. Qualora ci sia il ragionevole dubbio che il soggetto ponga in essere episodi di "mala fede", dunque lavori dolosamente e non più colposamente, proponendo stralci del tutto fuorvianti dell'opera automaticamente - lo stesso - andrebbe classificato in altri termini.
  • Complotto. La maggior parte degli analfabeti funzionali crede che la discussione nella quale si trova a far parte è figlia, o può generare lei stessa, il cosiddetto "complotto" dei poteri forti. Il target di riferimento del complottista è sempre rappresentato da grandi associazioni politiche, statali o religiose. Il soggetto ha spesso visioni distopiche della società nella quale è inserito, vive e tesse una trama sociale.

Un punto di assoluta convergenza riguarda la perdita di aderenza riguardo ai semplici rapporti numerici tra cose, persone o -genericamente - entità. Ad esempio, il parere di una singola persona può sembrare, all'analfabeta funzionale, ponderalmente superiore rispetto a verità ormai accertate e granitiche. L'analfabeta funzionale, in questo caso, si nutre del singolo parere (che può contenere anche nozioni false, se non fraudolente oppure contrarie alla stessa logica), e lo riporta con la tecnica appena vista della pletora argomentativa. Teorie economiche, scientifiche, politiche che sono il frutto di studi ferrei e rigorose ricerche - in questo modo - sono messe in secondo piano da singole e, talvolta, spregiudicate opinioni o illazioni.

Nella visione distopica, a volte, le opinioni di singole persone, oppure di minuscoli gruppi sembrano avere più peso dei fatti acclamati.

Esempi di analfabetismo funzionale

Prima di analizzare due chiari esempi di analfetismo funzionale è necessario illustrare, seppur brevemente, il contesto dal quale sono stati estrapolati: una discussione riguardante la pericolosa bufala dell'associazione tra vaccino e autismo. Com'è noto, non esista alcuna correlazione tra la vaccinazione e la comparsa di disturbi dello spettro autistico; tuttavia, a seguito di una frode scientifica, nell'opinione comune si continua ad alimentare la teoria secondo la quale il vaccino promuova la comparsa dei disordini comportamentali.

Pletora argomentativa, evasione e cecità.

In un social network, un lettore inizialmente pone dei dubbi sul coadiuvante thimerosal associandolo in modo non preciso e netto all'elemento mercurio, avanzando una questione ampliamente riportata dai cosiddetti "antivaccinisti", si opera dunque una pletora argomentativa: la presenza di mercurio nei vaccini.

Viene immediatamente fornita, dai partecipanti alla discussione, la rassicurazione sull'assenza di mercurio, da diversi decenni, nei vaccini pediatrici (l'oggetto del dibattimento sul social) e, a questo punto, l'utente opera l'evasione asserendo che l'alluminio è comunque un metallo pesante, e lo stesso risulta essere presente nel vaccino.

La prima divagazione del soggetto.

A questo punto, il soggetto chiede di valutare e visionare tre documenti, come da evidenza sotto riportata.

L'illogica produzione di documenti, del tutto irrilevanti ai fini della discussione. Incidentalmente, sebbene fosse molto chiaro, il soggetto non è stato capace di comprendere il soggetto di un altro commento, attribuendolo a sé e rispondendo, di conseguenza, come se fosse a lui stato diretto.


Il soggetto, propone tra documenti che, secondo la sua sensazione, rafforzano la valenza della sua affermazione poiché prodotti rispettivamente dal Ministero della Salute, dall'Università degli studi di Trento e dall'Istituto superiore della Sanità.

È interessante riportare che i tre documenti appaiono utilizzando Google con le keywords "tossicità alluminio", è dunque plausibile che il soggetto abbia pensato di cercare su Google prove a suo favore.

Qui subentra l'ulteriore aspetto dell'analfabetismo funzionale, la cecitàblindess nei confronti di quanto riportato dal soggetto stesso. Gli articoli sono i seguenti:

  • Un parere sull'introduzione alimentare di alluminio e derivati.
  • Una pagina di uno spazio (apparentemente) a disposizione di uno studente, del corso di laurea in Ingegneria dei Materiali, dunque nulla correlato alla Biologia, alla Medicina e nemmeno all'Epidemiologia.
  • Un vecchio rapporto dell'ISS sui rischi professionali derivanti dall'esposizione, in una industria, all'alluminio.

Il soggetto, in altre parole, pur con la consapevolezza di dialogare con soggetti qualificati, pur con le dovute rassicurazioni avute in precedenza sul mercurio, ha preferito utilizzare le vie illogiche appena menzionate ricavando, com'è lecito aspettarsi, le pesanti critiche da parte degli altri soggetti.

Cecità, pletora argomentativa

Il tema dei vaccini è, anche in questo caso, oggetto di un comportamento di un soggetto parzialmente cieco rispetto ai dati forniti dall'ISTAT. Per tentare di giustificare un calo totale di mortalità da eziogenesi virale, nel caso specifico da morbillo, il soggetto ricava una tabella proveniente da uno studio ISTAT/Unicef e la riporta nel seguente modo (evidenziazione ad opera dell'Autore della presente pagina).

Discussione su un social inerente al morbillo
Il grafico, riportato più volte in discussioni diverse dal soggetto.

Convinzione del soggetto è quella che le mortalità da morbillo, dal 1943 in poi siano pari a zero, dunque non si rende utile e necessario vaccinare i bambini per il morbillo poiché "naturalmente eradicato". Per inciso, il soggetto riporta che cercò per lungo tempo quel file e non riuscì a trovarlo in nessun modo mentre, nella pratica comune, bastava cercare con google utilizzando "istat unicef" per far apparire il risultato al primo posto!

Gli altri soggetti, partecipanti alla discussione, hanno immediatamente fatto notare che nella tabella 2 erano riportati i dati di distribuzione e non la percentuale di decessi e che la stessa, al fine pratico della discussione non assumeva alcun valore poiché (come peraltro chiaramente riportato) si limitava a riportare i decessi entro i cinque anni di età; inoltre, lo stesso soggetto evadeva le osservazioni di chi sosteneva che il morbillo non ha solo un valore di profilassi per i decessi poiché il morbillo è una malattia dal costo sociale non indifferente, giacché apre la porta a complicazioni importanti.

Una persona capace di valutare i risultati, nell'ottica a più amplio respiro, avrebbe notato che la tabella 2 in realtà era il frutto di un semplice calcolo statistico della sottoriportata tabella 1, fatto tuttavia senza numeri decimali. Quando si parla di decine di migliaia di casi, anche il decimo, se non il centesimo in alcuni casi, assume un valore statisticamente importante. Questo è ancora più valido quando si analizzano episodi letali o potenzialmente tali.

La corretta esposizione dei dati permette di avere, in modo agevole, una altrettanto corretta interpretazione dei dati.

L'analisi delle due tabella dimostra, in modo inconfutabile, che subito dopo l'entrata in vigore del vaccino anti-morbillo (avvenuta nel 1976) il tasso di morte è diventato pari a zero, dimostrandone in modo chiaro l'efficacia del vaccino stesso.

Approfondimenti

  • http://www.istat.it/it/files/2011/09/rapporto-istat-unicef.pdf.

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