Integratori a base di erbe che danneggiano il fegato: cosa dice la scienza
Naturale non vuol dire innocuo e questo vale per molti integratori a base di erbe. Nonostante siano considerati intrinsecamente sicuri, proprio perché il termine "naturale" ha un forte impatto tranquillizzante, alcuni integratori con estratti concentrati di erbe possono causare, sebbene in rare circostanze, un danno epatico.
Bisogna però fare una premessa. Molti integratori contengono estratti concentrati, standardizzati o formulati per aumentare la biodisponibilità di alcuni composti. L'esposizione a determinate sostanze può quindi essere molto diversa rispetto a quella derivante dal normale consumo alimentare della stessa pianta.
Oltre alla dose, la capacità di generare tossicità epatica dipende dalla sensibilità della singola persona. Ciascun individuo ha un profilo di tolleranza diverso che deriva da stile di vita, genetica o condizioni patologiche esistenti.
Dose, durata e sensibilità individuale
La possibilità di danneggiamento cellulare dipende da tre fattori: dose, durata e sensibilità. Questi tre fattori sono strettamente correlati tra loro nella maggior parte dei casi. In alcune persone, tuttavia, il danno epatico ha carattere sconosciuto e gli effetti sono definiti idiosincratici. Un caso emblematico è la curcuma: gli effetti sul fegato sono documentati ma non sembrano essere correlati strettamente a dose, tempo o predisposizione genetica.
Dose e durata
La differenza principale tra l'assunzione di un integratore di erbe e il consumo diretto dell'erba, o del vegetale, sta nella dose assunta per arco di tempo. L'alta concentrazione che si riscontra negli integratori, unita alla frequenza giornaliera di assunzione, determina un costante afflusso di sostanze.
Sensibilità
Alcuni individi sono più sensibili rispetto ad altri a causa di profili metabolici e genetici diversi. In altri casi, la presenza di patologie e o di stati alterati della salute può rendere i soggetti ancora più sensibili. Per questo motivo, l'esposizione a sostanze dannose può essere tollerata dalla maggior parte delle persone ma può avere effetti collaterali in un ristretto gruppo di esse.
Idiosincraticità
È noto che alcuni affetti avversi non dipendono né dalla dose né dalla durata e, probabilmente, nemmeno dalla sensibilità della persona. Questi effetti non sono prevedibili basandosi su parametri quantitativi.
Meccanismi di danneggiamento degli integratori
Gli integratori a base di erbe possono danneggiare il fegato in diversi modi. Tra questi spicca il danno diretto nei confronti della cellula epatica dove, la sostanza, è la principale responsale dei meccanismi di lesione epatica.
Danno epatico diretto
L'interazione di molti estratti vegetali con le cellule epatiche è ancora in fase di studio e i dati non sono sufficientemente chiari a chiarire i meccanismi di epatotossicità. I principi attivi dell'integratore potrebbero interagire direttamente con le cellule del fegato, chiamate anche epatociti, interferendo con le loro funzionalità metaboliche. Potrebbero interagire con la membrana cellulare, con gli organuli oppure con altre strutture dell'epatocita. Il meccanismo esatto con il quale avviene l'interazione negativa non è ancora del tutto chiarito ma è probabile che sensibilità specifiche, ad esempio derivante dall'espressione genetica, rendano le strutture cellulari più sensibili alle sostanze presenti negli integratori. Secondo altre ricostruzioni, è il sistema immunitario a mediare il danneggiamento cellulare poiché potrebbe riconoscere le sostanze, o parte di esse, come non-self e quindi operare contro di esse una reazione immunitaria.
Contaminanti e errori di identificazione botanica
La produzione di erbe utilizzate come materie prime avviene all'interno di spazi specializzati quali serre o campi. In questi luoghi il rischio di contaminazione, sia da parte di animali sia da parte di altre specie vegetali o di funghi, è molto alta. L'analisi qualitativa a campione può non essere efficace nel rilevare lotti contaminati da spore, specie vegetali non desiderate o da altri elementi che alterano il raccolto.
Integratori ed erbe maggiormente associati a danno epatico
| Erba o integratore | Evidenza | Tipo di danno riportato | Nota |
|---|---|---|---|
Curcuma / curcumina | Documentata | Prevalentemente epatocellulare | Evento raro; descritta associazione con HLA-B*35:01 |
Ashwagandha | Documentata | Colestatico, misto o epatocellulare | Casi clinicamente manifesti descritti in letteratura |
Estratto di tè verde | Documentata | Prevalentemente epatocellulare | Il rischio riguarda soprattutto estratti concentrati, non il normale consumo di tè |
Garcinia cambogia | Documentata in serie di casi | Prevalentemente epatocellulare | Spesso presente in prodotti per il controllo del peso |
Kava | Documentata | Epatite acuta / danno epatocellulare | Numerosi casi descritti in letteratura |
Cimicifuga | Segnalata e supportata da casi clinici | Variabile | Utilizzata soprattutto in prodotti per la menopausa |
Piante con alcaloidi pirrolizidinici | Ben documentata | Danno vascolare epatico | Possono causare sindrome da ostruzione sinusoidale |
Curcuma e curcumina
La curcuma è una spezia molto utilizzata in cucina e in miscele aromatiche facilmente riconoscibile grazie al suo sapore e del suo intenso colore dorato. In commercio, esistono molti integratori di curcuma con diversi dosaggi e forme. L'assunzione di estratti a base di curcuma, dopo diverse settimane o mesi, può portare in rari casi a danno epatocellulare diretto. Le formulazioni ad alta biodisponibilità sono quelle che, nei casi descritti, portano a maggiori episodi di sensibilità epatica. È molto probabile che nel ruolo attivo della curcuma nei confronti del fegato ci sia una elevata suscettibilità personale che coinvolge il profilo genetico.
Ashwagandha
In alcuni casi, l'utilizzo costante di Ashwagandha ha portato a episodi colestatici con comparsa di [[ittero]] molto evidente. La maggior parte dei casi migliora subito dopo la sospensione dell'assunzione.
Estratto di tè verde
L'estratto di te verde, da non confondere con il semplice e innocuo consumo di te verde, può avere un ruolo negativo sulla funzione delle cellule vegetali. Gli estratti studiati nei casi clinici fanno spesso parte di miscele con più elementi ad azione dimagrante.
Kava
L'estratto di Kava (Piper methysticum) è praticamente sconosciuto nella parte Europea ma è molto utilizzato nelle aree del Pacifico. Ci sono diversi casi, anche gravi, di danno epatocellulare direttamente correlati all'assunzione dell'estratto utilizzato perlopiù come rilassante.
Conclusioni
È importante comprendere che la tossicità degli estratti vegetali di comune utilizzo, ad esempio negli integratori, è possibile ma molto infrequente. La maggior parte dei soggetti sani, con le dosi consigliate, non è soggetta a episodi di danneggiamento epatico. Tuttavia, persone già compromesse o sensibili a uno o più principi degli estratti dovrebbero evitare l'utilizzo continuativo dell'integratore.