Tumore del fegato

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Il tumore del fegato, o cancro del fegato o, generalmente, epatocarcinoma è una manifestazione neoplastica primaria o secondaria localizzata a livello del fegato. Il tumore del fegato è caratterizzato dalla proliferazione incontrollata di cellule cancerose che si sostituiscono alle cellule sane (gli epatociti) e  portano, progressivamente, alla diminuzione della capacità di funzionamento dell'organo.

Il fegato, è un importante organo che possiede altrettanto importanti funzioni metaboliche. È direttamente responsabile del metabolismo dei carboidrati, della detossificazione delle molecole - poiché agisce da vero e proprio "filtro" del sangue -, media la sintesi dei grassi (specialmente del colesterolo), e assume un ruolo di serbatoio di importanti molecole, tra le quali la vitamina B12, il rame e il ferro. Gli squilibri, anche temporanei, del funzionamento del fegato hanno immediate ripercussioni su tutto il metabolismo sistemico.

La mancata funzionalità del fegato, se non adeguatamente compensata, può portare a stati patologici molto importanti, fino a causare la morte del soggetto; per questa ragione è opportuno valutare qualsiasi sospetto di malfunzionamento epatico che, nella maggior parte dei casi, rappresenta un problema transitorio. Nell'eventualità di un epatocarcinoma è importante trattare la patologia nel più breve tempo possibile.

Classificazione dei tumori del fegato

La classificazione dei tumore epatici può essere condotta utilizzando diversi criteri di valutazione: tipo di tumore (benigno o maligno), causa o eziologia (virale, genetica, metabolica) oppure origine patologica (tumore primario, tumore secondario).

Generalmente, si classificano i tumori in base al tipo, analizzandone dunque il tipo di invasività e la relativa pericolosità. Un tumore benigno, in genere, è meno pericoloso di un tumore maligno ed espone il paziente a diversi tipi di trattamento.

Classificazione dei tumori
Nome Tipo Origine
Angioma Benigno Vasi sanguigni presenti nel parenchima epatico
Adenoma Benigno Formazioni nodulari presenti nel parenchima epatico
Epatocarcinoma Maligno Trasformazione neoplastica degli epatociti
Colangiocarcinoma Maligno Trasformazione neoplastica delle cellule dei dotti biliari

Angioma

Gli angiomi o emangiomi o epatoangiomi sono tumori benigni che originano a livello dei dotti sanguigni epatici (vasi sanguigni). Sono molto frequenti e il loro intervento chirurgico, affinché possano essere rimossi, è molto raro. Quando un angioma ostacola, direttamente o indirettamente, un importante vaso sanguigno allora l'approccio di elezione è quello di rimozione attraverso l'intervento chirurgico. In genere, gli angiomi sono tumori benigni che si possono manifestare anche in altri organi.

Adenoma

Gli adenomi o epatoadenomi rappresentano, al pari degli angiomi, delle formazioni benigne, di carattere nodulare, dalla scarsa o assente tendenza a espandersi e comprimere i tessuti circostanti. Gli adenomi epatici sono poco frequenti e si distribuiscono con una incidenza maggiore nelle donne, specialmente se utilizzano come metodi anticoncenzionali la pillola per lunghi periodi di tempo.

Epatocarcinoma

L'epatocarcinoma rappresenta un tumore maligno del fegato e deriva dalla trasformazione degli epatociti in cellule cancerose. Alla base della trasformazione c'è sempre un danno al DNA e l'incapacità di controllare le fasi della duplicazione cellulare, nello specifico i processi che fanno parte del ciclo cellulare e del controllo del ciclo cellulare.

Tumori del fegato: epatocarcinoma e colangiocarcinoma
Identificazione delle zone di malignitià degli epatocarcinomi e dei colangiocarcinomi.

Colangiocarcinoma

I colangiocarcinomi sono definiti tumori "esterni" del fegato, poiché originano a livello delle cellule dei dotti biliari. I colangiocarcinomi sono molto rari, e sono trattati attraverso l'intervento chirurgico che asporta l'intero tratto biliare, oppure il piccolo segmento colpito. Se il colangiocarcinoma è molto esteso, si può eliminare, oltre al dotto coledoco, anche la cistifellea.

Trattamento specifico dell'epatocarcinoma

Il trattamento di elezione per gli epatocarcinomi è di tipo chirurgico, con una buona percentuale di successo. In alcuni casi, prima dell'intervento si opera una valutazione inerente alla funzionalità residua del fegato che rappresenta la capacità che rimane al fegato di svolgere i propri compiti dopo l'operazione. Generalmente, a seguito della scoperta dell'epatocarcinoma, il fegato è già provato da altre patologie, quali la cirrosi epatica, e per questo motivo non risulta del tutto efficiente.

Dopo la valutazione di qualsiasi tipo di referto diagnostico si stabilisce se l'intervento chirurgico può avere un effettivo beneficio sul lungo termine oppure potrebbe portare, a causa dell'inevitabile danneggiamento epatico, a un peggioramento di un già grave quadro clinico. Nell'ultimo caso, l'intervento chirurgico non viene effettuato poiché ritenuto rischioso e peggiorativo della salute del paziente.

Sintomi

I sintomi legati ai tumori epatici sono vari. Normalmente, la valutazione delle transaminasi e delle gamma-GT rappresenta il cosiddetto iter di valutazione della funzionalità epatica attraverso il quale è possibile valutare, quantitativamente, il livello di enzimi circolanti nel sangue e correlare una abnorme quantità a un danno a livello degli epatociti.

I sintomi di un tumore al fegato possono, comunque essere vari e riportare uno o più dei seguenti stati:

  • Ittero, dovuto al difettivo metabolismo della bilirubina.
  • Dolore addominale, che può essere più o meno acuto o presente.
  • Dolore delocalizzato, poiché i nocicettori codificano l'impulso nervoso come se fosse presente in altre zone del corpo umano.
  • Alterazioni del metabolismo o sindrome metabolica, che derivano dall'importante ruolo del fegato a livello del metabolismo sistemico.

Il carcinomi del fegato, tuttavia, sono conosciuti sotto il termine di tumori silenziosi poiché non sempre alimentano sensazioni di dolore o di malessere, specialmente nei primi stati di avanzamento. Un tumore silenzioso, in altre parole, progredisce lungo la proliferazione - sia benigna che maligna - senza che l'individuo possa immediatamente rendersene conto poiché non manifestano alcun tipo di sofferenza o di dolore.

Diagnosi

La diagnosi di tumore del fegato viene certificata da un numero di osservazioni diverse, tra le quali la valutazione dei sintomi specifici. L'ittero è una tipica manifestazione di malfunzionamento del fegato, giacché deriva da un errato smistamento della bilirubina che porta alla colorazione giallognola della cute e delle sclere. Tuttavia, l'ittero è generalmente apprezzabile nella fase tardiva del tumore ed è un episodio comune ad altre patologie, ad esempio la cirrosi epatica o, in generale, le epatiti.

Un altro tipo di analisi che permette di ipotizzare una sofferenza epatica grave, quale il tumore del fegato, è rappresentato dalla valutazione delle transaminasi che aumentano di diverse unità a causa della rottura degli epatociti. Tuttavia, anche le transaminasi, possono aumentare anche per ragioni fisiologiche, ad esempio a seguito di uno sforzo muscolare intenso, oppure di una temporanea infiammazione del fegato.

Il tumore del fegato è anche apprezzabile attraverso la "diagnostica ad immagini", ad esempio mediante l'ecografia addominale oppure la TAC. La valutazione di zone con diversa ecogenicità, ad esempio una zona iperecogena oppure una zona ipoecogena possono essere generici sintomi di sofferenza epatica, sia benigna che maligna.

Biopsia epatica

La biopsia epatica è un esame di tipo invasivo, operato solitamente attraverso una anestesia di tipo locale, mediante il quale è possibile prelevare un frammento epatico per una analisi bioptica successiva. In base al differenziamento cellulare e alla morfologia delle cellule epatiche, è possibile valutare il tipo di tumore e la relativa stadiazione.

Cause

Pur essendo un tumore relativamente raro, il tumore al fegato si definisce primario quando il focolaio origina internamente al fegato, oppure secondario o metastatico, quando la lesione tumorale origina da un altro organo e, attraverso la metastatizzazione, si sposta verso il fegato. La metastasi epatica, in altre parole, rappresenta la proliferazione nel fegato di un tumore che ha avuto origine in un altro organo, ad esempio nel polmone o nel rene.

L'alta vascolarizzazione del fegato rappresenta un elemento di favore per la metastatizzazione epatica; le metastasi, difatti, si diffondono attraverso il torrente sanguigno e - per questo motivo - tanto maggiore è la vascolarizzazione di un organi, tanto più probabile è la formazione di lesioni metastatiche.

Tumore primario del fegato

Il tumore primario del fegato ha differenti eziologie; la più comune deriva dall'infezione di HCV, il virus responsabile dell'epatite C; a lungo andare, la persistenza del virus porta alla trasformazione delle cellule epatiche in cellule cancerose. Altri fattori di rischio sono da ricercare nell'assunzione di molecole epatotossiche che, anche in questo caso, in un arco di tempo più o meno variabile, possono portare alla formazione dei tumori primari del fegato.

Le molecole epatotossiche sono molto diverse tra loro; l'abuso di alcol, e la conseguente introduzione di etanolo attraverso l'alimentazione, è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del tumore al fegato; i pazienti con forti dipendenze da alcol, in altre parole, si ammalano più facilmente di tumore rispetto ai pazienti che lo assumono in quantità moderate.

Un altro, importante, fattore di rischio è rappresentato dall'assunzione in quantità elevate di farmaci e droghe che portano alla distruzione dell'epatocita e possono rappresetare dei modulatori positivi per l'insorgenza del cancro.

Prevenzione

La prevenzione gioca un ruolo fondamentale per il drastico allontanamento delle possibilità di sviluppare un tumore epatico. Non esiste un singolo fattore di rischio per le malattie epatiche, ma più azioni convergenti che mirano al benessere epatico attraverso la corretta alimentazione, alle abitudini sessuali, all'utilizzo proprio di farmaci e alcolici.

L'alimentazione corretta, bilanciata ed equlibrata, previene lo sforzo epatico ed è utile anche in concomitanza con patologie del fegato non tumorali. Ad esempio, un fegato steatosico o cirrosico può beneficiare di una alimentazione adeguata poiché, attraverso essa, la patologia non avanza nel suo decorso.

Allo stesso modo, anche l'igiene, da intendersi come il vasto repertorio di comportamenti personali e sociali, serve a prevenire che malattie infettive con uno spiccato trofismo verso il fegato, che cioè colpiscono l'organo e le sue cellule, possano attaccarlo. L'igiene, in altre parole, permette di eliminare molti fattori di rischio virali come, ad esempio le diverse epatiti.

In ultima analisi, gli abusi di farmaci, di alcol e - in genere - di droghe a scopo ricreativo mettono a dura prova la capacità di smaltimento del fegato senza incorrere in danni gravi ed irreversibili; per questa ragione la sospensione delle attività appena elencate può, senza dubbio, essere il miglior tipo di prevenzione.

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