Farmaco

Tra i tanti significati che, nella percezione comune, si associano al farmaco, scoprire che il termine, che deriva dal greco pharmakos, vuol dire “veleno” può sembrare un paradosso. Nell’esperienza quotidiana un farmaco è un elemento che serve a “far star bene”, migliorando la salute di chi lo assume. Il perché di questa particolare accezione è spiegato dal fatto che il farmaco, se non opportunamente dosato, può portare alla morte e, di conseguenza, assume la qualità di veleno.

Tralasciando l’etimologia del termine e assumendo un punto di vista strettamente scientifico, un farmaco si definisce come una sostanza capace di ripristinare, inibire o modulare un’attività fisiologica o patologica. Quando una molecola riattiva una funzionalità perduta, come fa l’insulina con il passaggio di glucosio a livello della membrana cellulare nei soggetti affetti da diabete insulino-dipendente, il farmaco compie un’azione di ripristino di un aspetto fisiologico preesistente dell’individuo. La disattivazione operata da un farmaco nei confronti di un tipo di sinapsi, meccanismo alla base di molti ansiolitici, rimuove un percorso metabolico normalmente presente e, pertanto, quest‘azione rende il farmaco di tipo inibitorio. Un altro farmaco potrebbe regolare la fisiologia di un gruppo di cellule, ad esempio le cellule ovariche con il trattamento sostitutivo ormonale nella menopausa, ed ottenere il  beneficio mediante la modulazione di una attività.

La vasta area di azione di un farmaco, e l’analisi delle variabili che stanno alla base del funzionamento del farmaco è oggetto di studio della farmacologia che è una disciplina con una eterogenea area di approfondimento.

Specificità dei farmaci

Nonostante esistano un gran numero di principi attivi è possibile classificare un farmaco mediante l’osservazione del meccanismo di azione. I farmaci si suddividono in due grandi classi: farmaci aspecifici e farmaci specifici. In estrema sintesi un farmaco si definisce aspecifico quando non ha un bersaglio definito o, in altre parole, non agisce nei confronti di un particolare obiettivo, bensì si limita a operare con un grande margine di azione. Un farmaco è detto specifico quando, a differenza, agisce su un determinato bersaglio che, in genere, può essere un enzima, una generica proteina, un recettore, un canale, un frammento di DNA o RNA.

Le comuni pasticche di antiacido, costituite perlopiù da sali idrossidi, rappresentano un buon modello di farmaco aspecifico. La dissociazione dei principi attivi, infatti, determina un controllo del pH dello stomaco senza l’interazione con un bersaglio particolare. Un analogo risultato si ottiene con una classe di farmaci appartenenti alla famiglia dei prazoli, presenti in commercio sotto differenti nomi e marchi commerciali. Il principio attivo di questa categoria di antiacidi è strettamente specifico perché agisce sulla pompa protonica, presente a livello della mucosa dello stomaco, in modo tale da disattivarla e prevenire l’eccessiva acidificazione del succo gastrico.

Tipi di legame del farmaco: legame reversibile ed irreversibile

Il legame del farmaco con il proprio bersaglio può essere reversibile o irreversibile. Nel primo caso è possibile un distacco del principio attivo dal sito bersaglio, con un conseguente ripristino del complesso attivo. Nel secondo caso, invece, il farmaco si lega saldamente al bersaglio e, pertanto, non è rimosso comportando, di fatto, l’inattivazione (totale o parziale) del complesso.

I farmaci che si legano in modo reversibile possono operare, nei confronti del bersaglio, due tipi di inibizioni: competitiva e non competitiva. I farmaci che si legano in modo irreversibile, invece, inattivano il complesso del bersaglio o, quantomeno, ne compromettono il modo di funzionare.  

Inibizione competitiva e non competitiva

In genere un singolo principio attivo ha un bersaglio ben definito e può svolgere l’azione terapeutica in due modi: mediante un’inibizione competitiva oppure mediante un legame irreversibile. L’inibizione competitiva avviene quando il farmaco concorre con la molecola, normalmente presente in un processo fisiologico, per il legame con il bersaglio. Il principio attivo presenta un’affinità, dal punto di vista biochimico, sterico ed elettrochimico con la molecola in competizione. In altre parole la normale molecola, chiamata genericamente substrato o messaggero, ha una struttura chimica simile a quella del farmaco che, a differenza, è incapace di attivare la funzionalità del bersaglio. Venendo meno la concentrazione del substrato diminuisce l’attività operata dal complesso del bersaglio.

Nell’inibizione non competitiva, o acompetitiva, il farmaco non si lega direttamente al sito attivo ma si colloca in un’altra parte del complesso bersaglio. In genere, a seguito di questo legame, si assiste a un cambio conformazione del complesso che risponde in modo meno efficiente nei confronti del proprio substrato o messaggero.

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