Nutrizione:A cosa serve una corretta alimentazione?

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L'alimentazione e - in generale - l'introduzione di nutrienti ha lo scopo di rifornire l'organismo di nutrienti che, attraverso il metabolismo, sono progressivamente ossidati per fornire energia necessaria alle funzioni vitali dell'organismo stesso. L'ossidazione, in altre parole, permetttere di "semplificare" gli alimenti in frazioni più piccole in una serie di operazioni che liberano energia chimica.

In alcuni casi, quando la quantità di nutrienti introdotta è superiore rispetto al fabbisogno il cibo è ridotto in molecole di riserva (ad esempio i grassi o il glicogeno) per essere ossidato in futuro. Una terza via è rappresentata dall'utilizzo di parte dei nutrienti per scopi metabolici, ad esempio per rifornire l'organismo di cofattori o di molecole coinvolte nel metabolismo - dunque nel complesso sistema di reazioni di ossido-riduzione - senza avere un diretto ruolo energetico. Il magnesio, ad esempio, è introdotto e il suo destino non segue né vie di ossidazione né di riduzione ma, in larga misura, è utilizzato come cofattore nelle reazioni enzimaticamente favorite.

L'apporo di nutrienti è, dunque, un sistema che la Natura ha studiato per garantire la plasticità dell'organismo e, allo stesso tempo, provvedere al metabolismo.

Alimentazione nutraceutica

Il consumo di cibo, per ovvie ragioni, non ha soltanto un fine energetico. Attraverso la corretta alimentazione è possibile ottenere dei vantaggi immediati, a lungo termine ed operare una profilassi nei confronti di alcuni squilibri, o potenziali patologie, che possono colpire l’organismo. Negli ultimi anni, i regimi alimentari che servono per miglioare la salute dell'individuo sono molto osservati, sia perché è aumentata l'attenzione sulla salute dell'uomo sia perché i modelli alimentari, non sempre in accordo con la Biologia, sono diventati dei veri e propri riferimenti sociali.

Un termine spesso utilizzato per descrivere un tipo di alimentazione salutare, o in generale uno o più classi alimentari, è alimentazione nutraceutica o, semplicemente, nutraceutica. Il termine è il risultato di nutrizione farmaceutica e indica che anche l'alimentazione può aiutare a prevenire e, in alcuni casi, curare importanti patologie o squilibri dell'organismo.

Gestione alimentare dell'ipertensione: un esempio di nutraceutica

Per meglio comprendere la funzione dell'approccio nutraceutico è possibile ricorrere a un esempio classico in letteratura: la corretta gestione del paziente iperteso. L'ipertensione è una importante condizione che rappresenta un fattore di rischio per numerose patologie cardiovascolari e deriva da un valore di pressione sanguigna costantemente superiore rispetto ad una condizione definita di normalità.

Esistono molte cause che generano l'ipertensione ma, nella maggior parte dei casi, è possibile attenuare l'aumento di pressione osservando una dieta equilibrata e specifica per la condizione in analisi. Ad esempio, la riduzione dell'apporto di cloruro di sodio (il comune sale da cucina) può sensibilmente diminuire, nell'ordine di 3-5mmHg la pressione sanguigna. La formulazione di un profilo nutrizionale specifico, in altre parole, è un sostituto dell'attività farmacologica.

Educazione alimentare  

L’educazione alimentare, sotto quest’ottica, serve a fornire la teoria riguardo uno stile alimentare sano e - contestualmente - ad abituare il paziente a seguire un corretto percorso che non si basa soltanto su “sterili” raccomandazioni circa il numero e la qualità dei pasti ma, a differenza, deve essere un percorso sinergico tra attività propria del nutrizionista, del medico di base e di qualsiasi altra figura professionale il cui compito sia quello di migliorare (o mantenere, in alcuni casi) la salute dell’individuo.

L'alimentazione non è da definire come la semplice introduzione di cibo poiché coinvolge una serie di aspetti visibili e nascosti dell'individuo, della famiglia e - in taluni casi - della società. Ad esempio, non è facile gestire il soggetto che manifesta bulimia o anoressia semplicemente fornendo una lista programmata di pasti o di analisi da effettuare. Il cibo, paradossalmente, è l'ultimo dei problemi da risolvere per un soggetto che mostra episodi di anoressia poiché, in prima istanza, dovrebbe essere valutato l'aspetto psicologico - che ha certamente implicazioni comportamentali e sociali - e l'aspetto riabilitativo dei tessuti probabilmente provati dallo squilibrio alimentare. Il nutrizionista, in questo caso, deve collaborare attivamente con il medico, con il fisioteripista, con lo psicologo e - a loro volta - i soggetti professionisti hanno il compito di collaborare con la famiglia e con altri professionisti.

Basta soltanto che uno di questi anelli sia rotto che l'intero percorso riabilitativo o - in generale - l'intero intento di fornire una corretta educazione alimentare, è vanificato e può, in molti casi, risultare perfino dannoso per il paziente. 

Abuso della professione

La compilazione di un piano nutrizionale, per questa ragione, rappresenta una importante attività che fa parte di un altrettanto importante percorso di sviluppo (o di mantenimento) della salute dell’individuo. È importante che qualsiasi piano alimentare debba essere compiuto nel pieno rispetto della professionalità del soggetto che, in altre parole, deve figurare come professionista abilitato alla profilazione del soggetto, anche assumendo dati di anamnesi raccolti da altri professionisti, e operando secondo solidi e ben saldi principi biologici.

Va da sé, ed è quasi superfluo ricordarlo, che le figure che hanno - specialmente negli ultimi decenni - popolato un microcosmo fatto di “nutrizionisti improvvisati” non devono in alcun modo interferire con le attività dei nutrizionisti che, invece, operano questo mestiere di professione. È vero che un bravo nutrizionista, esattamente come un bravo chirurgo, affina la propria abilità attraverso la pratica ma è anche vero che la solida base teorica deve essere il punto di partenza per il professionista. Nel panorama Italiano, invece l’insussistenza di titoli accademici, che ricordiamo devono essere ben specifici e settoriali, dilaga e “permette” a chiunque di professare e dispensare diete e prescrizioni nutrizionali.

Dall’altro canto, sebbene in misura minore, è bene osservare che anche tra i professionisti abilitati avviene l’esatto effetto della “scienza fai da te”, con teorie che rasentano il parascientifico e concezioni che - nel migliore dei casi - rappresentano teorie di pensiero vetuste e superate.

In linea generale, è sempre bene diffidare da chi non è in grado di fornire un titolo di studio e una abilitazione sufficiente per l’esercizio della professione di Biologo Nutrizionista o, genericamente, di Dietista. Allo stesso modo, è sempre bene diffidare da chi, pur abilitato alle appena elencate attività, propone metodi poco ortodossi, generalmente sponsorizzati come “Veloci, rapidi” oppure personalizza il tutto con dubbiosi nomi quali “La dieta dei sette giorni”, “La dieta della rapa” e via dicendo.

Parte introduttiva: A cosa serve una corretta alimentazione?

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