Steatosi epatica

La steatosi epatica o epatodimorfismo è una malattia del fegato caratterizzata dall'accumulo di grasso nelle cellule epatiche. Per questa ragione è, spesso, visualizzata attraverso alcuni esami di routine tra le quali l'analisi delle transaminasi e mediante la valutazione dell'ecografia addominale. Il fegato, rappresenta un organo centrale per il metabolismo, e anche la sua parziale inabilità metabolica può compromettere importanti funzioni.

L'incidenza della steatosi epatica è relativamente alta, specialmente nei paesi dove le condizioni di vita sono agevoli; l'aumento di incidenza può essere spiegato con un diverso tipo di alimentazione e con la tendenza nel trascorrere o preferire una vita sedentaria.

Eziogenesi

L'eziogenesi della steatosi epatica può essere di difficile individuazione. La malattia si può manifestare a seguito di una prolungata dieta ricca di grasso, magari in concomitanza con sedentarietà. In questo caso si parla di steatosi epatica non alcolica.

La steatosi epatica alcolica è derivata dall'assunzione di ingenti quantitativi di alcol il cui metabolismo avviene proprio nel fegato. Elevati dosi di alcol interferiscono con i normali processi metabolici della cellula del fegato che si trova ad accumulare ingenti quantitativi di grasso.

Non è possibile distinguere, attraverso gli esami diagnostici, i due tipi di steatosi se non attraverso un'accurata anamnesi.

Tipologie di steatosi

La progressione della steatosi epatica descrive e classifica due diversi tipi di malattia: acuta e cronica. La steatosi epatica acuta è caratteristica di un moderato accumulo di grasso; è un tipo di patologia che, generalmente, non provoca né sintomi né disturbi ma che deve essere curata non appena viene diagnosticata. La steatosi epatica cronica, invece, è caratterizzata da un elevato accumulo di grasso che può portare malesseri vari.

Sintomi

I sintomi della steatosi epatica possono essere vari e, in alcuni casi, assenti. Se nella steatosi epatica acuta non si assistono a particolari eventi di disturbo, infatti questa rimane latente, nella steatosi epatica cronica i malesseri si estendono all'intero organismo e coinvolgono differenti sistemi organici.

Il primo sintomo di una steatosi è dato dall'aumento delle transaminasi o dalle gamma-GT che, durante un normale controllo, possono risultare raddoppiate o addirittura triplicate rispetto al valore massimo. Altri elementi possono essere la stanchezza del soggetto, variazioni dell'appetito e della concentrazione.

Diagnosi

La  diagnosi per la steatosi epatica viene effettuata, non appena si manifestano i primi sintomi, utilizzando una ecografia addominale che mette in evidenza un fegato dall'apparenza più lucida rispetto agli altri organi visualizzati. Normalmente, l'ecografia addominale risulta sufficiente per la valutazione della steatosi epatica e, per questa ragione, risulta superfluo avvalorare l'ipotesi attraverso la risonanza magnetica.

Cura e trattamento

Il trattamento per la steatosi è esclusivamente di tipo alimentare e nutrizionistico. Il soggetto che rileva una steatosi del fegato può seguire una dieta bilanciata, povera di grassi, e controllare periodicamente le transaminasi. L'ecografia addominale dovrebbe essere eseguita ogni sei mesi circa, salvo altre indicazioni. L'attività fisica, specialmente di tipo aerobio, dovrebbe essere incentivata.

Attività fisica

L'attività fisica è un'ottima arma per rendere metabolicamente attivo l'organismo e "dirottare" gli eccessi calorici verso la produzione di energia utile al movimento anziché verso gli acidi grassi. Inoltre, anche una moderata attività fisica ha effetti benefici sul cuore e sulla pressione sanguigna e, in generale, sul benessere dell'individuo.

Steatosi e tumore del fegato

Non esistono dati che mettono in correlazione la steatosi epatica ed il tumore del fegato. L'infiltrazione di grasso opera un danno cellulare, con liberazione delle transaminasi, ma non pone in essere né una infiammazione tale da determinare una elevata concentrazione di forme tossiche dell'ossigeno né un danno al DNA che, attraverso i meccanismi di trascrizione e traduzione può comportare un rischio maggiore di sviluppo del cancro.

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