Microscopio ottico - istologia

Scritto da Fabrizio Crisafulli.
Pubblicato il 31-07-2014 Revisionato il 31-07-2014
Fabrizio Crisafulli

Laureato in biologia, curo da oltre quindici anni siti di informazione scientifica.

Il microscopio ottico è uno strumento utilizzato per osservare preparati istologici con un modesto ingrandimento. La capacità visiva in un microscopio ottico si attesta mediamente sui 40-400 ingrandimenti per cui in un tessuto formato da cellule di media dimensione, circa 20μM, queste verranno ingrandite di 40-400 volte. Tali valori sono grossomodo sufficienti per apprezzare il nucleo con la cromatina condensata ed altre strutture endocellulari visibili a patto che venga operata una buona colorazione con lo scopo di differenziare queste strutture.

Il funzionamento del microscopio ottico è molto simile a quello di una comune macchina fotografica dotata di zoom meccanico. Una lampadina, posta al di sotto del piano portaoggetti, emette un fascio di luce che passa attraverso un condensatore. Il condensatore ha il compito di convogliare la luce verso il vetrino, dove è apposto il preparato, e eventualmente filtrare alcune componenti cromatiche per colorare indirettamente il tessuto. Il vetrino è posto su un piano che, attraverso alcuni sistemi meccanici, può essere traslato in verticale o in orizzontale e in alcuni casi anche in obliquo. La luce che passa attraverso il tessuto viene incanalata verso una prima serie di lenti che risiedono in una struttura chiamata obiettivo.

L'obiettivo serve a ingrandire per una prima volta l'immagine. Il fascio di luce passa attraverso un tubo, o canna del microscopio, fino a giungere ad una seconda serie di lenti che prendono il nome di oculari.

Per garantire differenti livelli di ingrandimento esistono vari obiettivi posti in un disco rotabile che prende il nome di revolver mediante il quale è possibile scegliere l'ingrandimento desiderato semplicemente girando il revolver ed innestando un differente obiettivo.

La messa a fuoco della zona da visualizzare è resa possibile grazie all'azione meccanica delle viti macrometriche e micrometriche che, rispettivamente, operano aggiustamenti più o meno accentuati della distanza del piano rispetto alla canna contenente l'obiettivo. Il distanziamento del piano permette la messa a fuoco del campione.

Nei microscopi ottici moderni è possibile usare una microcamera per poter registrare o fotografare il tessuto e, in altri microscopi, è possibile adattare l'obiettivo per l'uso con comuni macchine fotografiche. Usando delle macchine digitali, o delle camere collegate al computer, è possibile acquisire le immagini per ulteriori elaborazioni o per semplici finalità di archiviazione.

Le aberrazioni cromatiche nei microscopi

L'utilizzo di lenti di scarsa qualità, usate sia per l'obiettivo sia per l'oculare, può produrre l'effetto dell'aberrazione cromatica ovvero un viraggio scomposto della componente cromatica che si manifesta in particolare lungo i contorni degli elementi del campione che vengono visualizzati. Le aberrazioni possono, in alcuni casi, portare alla visualizzazione di corpi inesistenti nel quadro visivo e alla formulazione di esiti falsati.

Aberrazione cromatica

Esempio di aberrazione cromatica.

Le aberrazioni cromatiche in genere si manifestano a causa della scarsa qualità delle lenti o della costruzione del microscopio. La scelta di lenti migliori, inevitabilmente, comporta un maggiore costo dello strumento ma permette di ottenere risultati di maggiore qualità.

 Questa pagina è rilasciata sotto la licenza BiologiaWiki Copyright

Pagine simili

Commenti alla pagine

URL:
No comments for this page
wiki ver.... ©