Alofite - botanica sistematica

Scritto da Fabrizio Crisafulli.
Pubblicato il 26-05-2013 Revisionato il 11-03-2019
Fabrizio Crisafulli

Laureato in biologia, curo da oltre quindici anni siti di informazione scientifica.

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Le piante alofite o, semplicemente, alofite sono un gruppo di piante specializzate per vivere in presenza di un ambiente ricco di sali presenti nel suolo. In questi ambienti le piante non resistenti, cioè le glicofite o le idrofite, non riuscirebbero a sopravvivere. Le alofite, generalmente, hanno una buona resistenza anche alla carenza di acqua, comportandosi in questo modo da piante tolleranti lo stress salino.

La concentrazione di cloruro di sodio tollerata, nelle piante non alofite, è pari a circa l'1% a livello del suolo. Livelli superiori di concentrazioni di sale rappresentano dei limiti tossici, oltre i quali la maggior parte delle altre piante ha difficoltà a crescere. Le alofite, invece, mostrano un optimum di crescita nei suoli con elevate concentrazioni di sale.

Per la loro caratteristica di resistere ai sali disciolti nel terreno, specialmente il cloruro di sodio, le alofite si trovano in prossimità della costa marina o dei grandi laghi ghiacciati.

Pianta di salicornia
La Salicornia o Asparago di mare è una pianta alofita che vive in prossimità di mari salati. Ha una elevata capacità di resistere a concentrazioni di sale importanti.

Adattamenti morfo-funzionali delle alofite

Per resistere alle elevate concentrazioni di cloruro di sodio, le alofite hanno sviluppato diverse strategie di sopravvivenza, che si basano su modifiche morfologiche e adattamenti fisiologici e biochimici.

  1. Ispessimento della radice, meccanismo con il quale si limita il passaggio di acqua ma anche di ioni derivanti dai sali disciolti.
  2. Escrezione del cloruro di sodio, sfruttando un meccanismo di concentrazione e secrezione esterna da parte di ghiandole saline. Attraverso questo sistema, la pianta espelle il sale sotto forma di cristalli. 
  3. Accumulo nel vacuolo, che avviene mediante un sistema di pompaggio attivo all'interno del vacuolo.

Ciascun adattamento pone in una condizione di svantaggio la pianta. L'ispessimento della radice comporta una minore capacità di assorbire l'acqua che si traduce in una minore capacità metabolica. L'escrezione del cloruro o la conservazione nei vacuoli rappresentano due strategie attive che, per essere messe in atto, necessitano di energia. La capacità di produzione energita delle alofite è parzialmente vincolata ai metodi di adattamento appena descritti che, tuttavia, rappresentano un adattamento vincente nei confronti di altre specie. Gli ecosistemi ricchi di sale sono, normalmente, inospitali; le alofite hanno un vantaggio competitivo non indifferente rispetto alle altre piante.

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